LA PRENDO LARGA

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Ci siamo dati due regole su questo blog : la prima è non scrivere di niente che sia di attualità. È una regola che trovo meravigliosa: ci sono già tutti i blog e i giornali di tutto il mondo a occuparsi di attualità… così finisce che parliamo tutti delle stesse cose. Anche quando mi son trovato a starci dentro quel mondo, quello dei giornali, non ho mai capito l’ossessione dei caporedattori per “il collegamento con l’attualità”. Se proponevo un argomento interessante, mi dicevano: trova un collegamento con l’attualità. Ma perché? Da lettore, non me è mai fregato niente; perché da giornalista dovrebbe essere importante? Non stiamo scrivendo per i lettori? Una storia diventa forse più interessante se ne parli in occasione di un anniversario?

Seconda regola: lasciar passare almeno tre mesi tra un post e l’altro, in modo che il concetto di “non attuale e fuori tempo massimo” sia ancora più chiaro. No, questa non è davvero una regola che ci siamo dati. È un fatto della vita, è capitato.

Comunque, ora che entrambe le condizioni sono soddisfatte, essendo sia l’ultimo post che l’anno scorso distanti più di tre mesi, posso parlare di questa cosa che mi fa prudere le mani dalla voglia di scriverne: i miei album preferiti del 2013.

I miei album preferiti di uno scorso anno ormai così lontano nella nostra (s)memoria collettiva che qualcuno l’altro giorno si chiedeva se fosse nel 2013 che Diana è morta, sono di due esordienti: e questo, come non mi stanco mai di ripetere, è un fatto bellissimo. Con tutto l’amore viscerale che provo per David Bowie, il cui ritorno mi ha semplicemente fatto piangere dalla gioia, il mondo è un posto molto più bello quando le cose migliori le fanno i più giovani, e i volti nuovi, no? Come si fa a non goderne, pensando a quanto è promettente il futuro? Se gli album migliori fossero stati Bowie, Leonard Cohen e qualche altro ottuagenario, avremmo al massimo ancora una decina d’anni di potenziale buona musica (e sono ottimista). Invece, alla luce degli esordi di Savages, King Krule, e nel 2012 di Django Django, Alt-J, e con gente come Janelle Monáe o TOY al secondo album, ci possono aspettare altri cinquant’anni di grande rock and roll. Potrei perfino arrivare a godermeli tutti.

Ma veniamo al dunque.

  • Savages: Silence Yourself

Il 2013 per me è l’anno che ricorderemo come il nuovo 1976, quello della nascita “ufficiale” del punk (in questo caso, rinascita). Il 2014 è già il 1977, quello della sua diffusione (quest’anno abbiamo già Eagulls e Promartyr alla ribalta). Ma l’anno scorso c’è stato il big bang e il primo album delle Savages resta per adesso il capolavoro ineguagliato.

Sono un gruppo al 100% femminile ma per favore non parliamo né di angry grrrls, né di righteous babes; perché gli uomini hanno il diritto di essere punk e incazzati e appena lo sono le donne si cerca un’etichetta per definire questo strano fenomeno, come fosse un’aberrazione della natura? Una donna non può essere punk? Ma avete presente The Slits? No eh? Ehm, ok. Insomma, una donna può essere punk, come può essere un capitano d’industria o un capo di governo spietato e guerrafondaio come Elisabetta I, Maggie Thatcher e Indira Gandhi. E se pensate che Hillary Clinton non bombarderebbe un paese del terzo mondo o che Marine Le Pen sospenderebbe il programma nucleare francese, avrei delle azioni Fonsai da vendervi.

Ma divago. Di nuovo.

Che suonino come Siouxie & the Banshees o no, adoro Silence Yourself. Sarà che ho bisogno di tornare a questi suoni crudi, vuoti, che picchiano. Poi mi sembrano oneste, e questo è un altro tasto su cui batto sempre. Che se fosse solo una questione di note, di estetica musicale, allora avrebbe ragione la mia amica M. che dice: “perché ascoltare il pop/rock se posso ascoltare Bach?” Risposta: perché il pop/rock non è una questione di complessità armonica, di estetica; il rock è un’urgenza, un imperativo categorico, un bisogno assoluto e non rimandabile di espressione. È una cosa viscerale che ti spinge in dentro lo stomaco e ti strizza le palle (quelle metaforiche che hanno anche le donne), una cosa che – per citare Morrissey – ti dice qualcosa della tua vita. Non è semplicemente segno dei tempi, espressione di una cultura (anche la musica da camera lo era): è un qui ed ora tuo, personale. Non è alternativo o in competizione con Bach. O Mozart. È proprio un’altra cosa, come un martello e battitappeti: si usano entrambi per picchiare, ma hanno funzioni completamente diverse e l’uno è un pessimo sostituto dell’altro. Il rock non sarà mai in grado di competere con la classica sul piano della complessità musicale; ma fa qualcosa che tutta la musica di Mozart non sa fare: può dare senso e direzione all’angoscia di dieci milioni di giovani in preda al panico. È questo che ha fatto Kurt Cobain, nient’altro. Non sono gli accordi di Smells Like Teen Spirit, è la scossa di corrente che è passata fra milioni di corpi che conta.

Uhm, forse sto divagando di nuovo. Volevo dire che le Savages hanno quell’onestà, anche percepita, che rende possibile quella connessione che il rock deve mettere in moto. Ci puoi credere. Altrimenti è rumore. Invece è vita. Ecco.

  • King Krule, Six Feet Beneath the Moon

Ne ho già scritto recentemente quindi vado veloce… un’altra voce che parla dalla pancia, ma con mezzi espressivi splendidi. Quest’album lo trovo favoloso da un punto di vista musicale: è talmente ricco di generi ed espressioni che ancora, dopo tanti mesi e tanti ascolti, non so definirlo. Jazz, hip hop, dubstep, rock, drum beat elettronici… molta improvvisazione dal vivo. Musicista vero. Multistrumentista; e adolescente. Poi, per non contraddirmi su tutto quanto ho scritto sopra, aggiungo che è anche un album pieno d’anima, di passione, di qualcosa che (se non fossimo nel paese del melodramma, in cui questo termine è più sputtanato di Dell’Utri) definirei sentimento. “When positivity is hard to find, you keep your head low and carry on, ‘cause when you’re going through hell… you just keep going”.

  • Janelle Monáe: The Electric Lady

L’R&B non è esattamente il mio genere preferito, ma ragazzi, questa ragazzetta è un genio. E poi c’è hip hop, funk, soul, l’abbecedario della black music. Un disco così coeso, svelto e sinuoso da ridefinire il genere, come quando sono arrivati i tennisti che picchiano le battute a mille chilometri all’ora e i violinisti tipo Edberg sono andati tutti in pensione da un giorno all’altro. Perfino il concept un po’ folle del fatto che lei sia in realtà (cioè nella vita vera, non solo nel disco!) un androide lo trovo vagamente simpatico. Non so se sia meglio o no rispetto ad Archandroid, il suo primo album che mi è criminalmente sfuggito. Ma è bellissimo. Se non avete interesse per la musica nera, per il ritmo ancestrale, per il linguaggio del corpo, per la terra che parla, se troncate l’essere umano in due, una parte alta e nobile e una bassa e volgare (retaggio inconscio della cultura religiosa, anche in chi è ateo: l’alto, il cuore, il cervello e gli occhi, guardano al cielo, a Dio e alla purezza; il basso, la pancia e i genitali guardano in giù, alla terra sozza e agli inferi, e sono sporchi, peccaminosi), allora state alla larga da questo disco. Altrimenti, ascoltate le vostre viscere che vi parlano.

Gli altri:

David Bowie, The Next Day: un miracolo, come altro definirlo? Il Duca Bianco torna dopo dieci anni dall’oltretomba virtuale con uno dei lavori più belli della fase post-anni ‘70. Però no, stavolta non è “il più bell’album da Scary Monsters. Quello è 1. Outside (che in realtà è meglio anche di Scary Monsters ma non ditelo forte che si incazzano).

Magik Markers, Surrender to the Fantasy: altro capolavoretto semipunk, altra band a cui credere come se loro fossero un televenditore lampadato e voi delle massaie che hanno proprio bisogno di quel set di pentole. Voglio vederli dal vivo ma ho anche un po’ paura.

My Bloody Valentine, M B V: onestamente, sto valutando se pensare che sia all’altezza dei loro album precedenti, quelli di venti e passa anni fa.

Kayne West, Yeezus: è un genio, musicalmente. Quel che sta facendo sta cambiando la natura dell’hip hop, è il Public Enemy degli anni 2000.

Altre menzioni:

Deerhunter, Monomania.

Queens of the Stone Age, …Like Clockwork

Nine Inch Nails, Hesitation Marks

Speedy Ortiz, Major Arcana

Juliana Hatfield, Wild Animals

Arctic Monkeys, AM

Prefab Sprout, The Devil Came a-Calling

Cass McCombs, Big Wheel and Others

… e tante altre perle che hanno reso migliori un bel tot di ore di questo vecchio 2013 e quindi migliorato la nostra vita; e di questo si deve essere grati.

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