HAROLD & FRAUD

Harold Brodkey – Storie in modo quasi classico (2 voll.)

 

Harold Brodkey

Harold Brodkey

Al mondo esistono tre tipi di lettori.

Tipo A:sono tutto un istinto.”

Sono quelli che quando approcciano un libro bello, lo

divorano. Lo Iniziano per puro caso, promettendosi di leggerne poche righe prima di addormentarsi e quando lo posano, hanno terminato 512 pagine e sono le 7 del mattino. In ufficio avranno qualcosa da raccontare.

Sono gli stessi che quando scovano un libro brutto, lo abbandonano dopo poche pagine. Se l’hanno comprato, non si piegano ripensando al prezzo pagato; se è un dono, non si scompongono al pensiero di ferire la dolce metà, la mamma morente, il proprio idolo. Schifati prendono il libro e lo allontanano dalla propria vista.

Pochi lo terranno in libreria per fare numero, per fare scena; così, tanto per fare.

Alcuni lo regaleranno alla propria nemesi, con tanto di dedica ironica (“Spero ti piaccia quanto è piaciuto a me”). L’ironia verrà colta sempre troppo tardi, indipendentemente dalla tipologia di lettore a cui appartiene la Nemesi.

Altri – tra cui la nemesi succitata – lo rivenderanno nei negozi dell’usato e quei 75 centesimi sembreranno una piccola conquista. L’odissea del libro brutto, non finisce lì, ovviamente. Verrà comprato da qualcuno che leggendo la dedica (“Spero ti piaccia quanto è piaciuto a me”) potrà immaginare storie d’amore finite male, gente triste costretta a dare via i propri affetti, libri recuperati in forzieri polverosi.

Le persone così ricche di fantasia, appartengono al secondo tipo di lettori.

Tipo B:le cose le faccio col cuore, io.”

Sono quelli che quando trovano un libro bello, ci tengono a farlo sapere. Scrivono citazioni sui Social Network, sul diario, sulle maglie e le lenzuola. L’impressione è che del libro abbiano letto solo delle citazioni. O meglio, il libro era pattume, ma sono riusciti a trovare quei due/tre concetti interessanti con cui rivalutare l’intera opera.

Anche di fronte ad una collezione di obbrobri, non ammetteranno mai la resa. Una sera berranno troppo e allora l’affermazione più forte che si potrà estorcere è che “sì, in effetti, non è tra le cose migliori lette recentemente, però quel passaggio valeva tutta la fatica.”.

Il peggiore tra tutti, però, è il lettore del terzo tipo.

Tipo C:evidentemente, non l’hai capito.”

Questo tipo di lettore all’apparenza dimostra di non subire alcuna influenza esterna. Ha gusti che viaggiano dritti come frecce. Nessun parere che non sia il proprio condiziona le visite in libreria. All’apparenza.

In verità si tratta di persona ripiegata su se stessa. I libri (scritti solo da autori che per motivi indecifrabili lui ritiene “degni”) li compra solo dopo averne letto una bellissima recensione su una webzine canadese che conosce solo lui, scritta da persone come lui, abitanti di un pianeta che, pare ormai evidente, non è quello attuale. Il mondo lo odia, ad eccezione del proprio analista.

Se il libro è bello, lui lo sapeva già. Altrimenti non l’avrebbe comprato.

Se il libro è brutto, è ovviamente tutto da rivedere in un’ottica che forse oggi non si può comprendere appieno. Il tempo e la ragione e la saggezza dimostreranno che se l’ha comprato, si tratta di libro bello. Fine della storia.

Io – che sto leggendo Storie in modo quasi classico di Harold Brodkey (Oscar Mondadori, 2000) – appartengo al tipo B, neanche a dirlo. Solo Proust è riuscito ad annoiarmi allo stesso modo.

Proust trova lettori solo del tipo B e C. Il tipo B cita l’episodio della madeleine per rivalutare 7 volumi di noia, il tipo C pensa che B sia una testa di cazzo, ma non ha mai provato a inzuppare una madeleine per via dei carboidrati.

A quanto pare, anche in questa relativamente breve avventura letteraria (2 volumi, più di 700 pagine) sono circondato da tipi C che pensano di me solo il peggio.

Che ci posso fare? Brodkey mi sfinisce, mi svuota, ruba intere porzioni del mio tempo per raccontare qualcosa che non mi interessa, che mi annoia mortalmente, che non sollecita in me alcuna spinta emozionale. Mi pare di vederli i personaggi dei suoi racconti. Non costa fatica, sono tutti uguali. Snob sensibilissimi, pronti a vivisezionare situazioni, parole e pensieri. Mai un moto di pancia, mai sangue o sudore a sporcare la pagina. Qui è bandita l’umana irrazionalità che rende davvero vivi i personaggi. Al contrario, è benvenuto il fantasma della psicanalisi spinta, il continuo rimuginare sul singolo sguardo. Anche un gesto à deux come il cunnilingus (nel “premiato” racconto Intimità) diventa un altare onanistico, un profluvio di parole a sostituire l’orgasmo. Estenuante, quasi quanto un vero cunnilingus.

Cosa mi impedisce, dunque, di diventare un lettore di tipo A? Brodkey scrive maledettamente bene, lo ammetto, ma c’è di più: l’avere speso dei soldi per questo libro, proprio non mi va giù.

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